“Destiny”, Youssef Chahine (1997)

Al-massir

 

Averroè è consigliere fidato di Al Mansour, califfo alla provincia di al-Andalus, in Spagna. Stimato da popolo e dotti per la sua equità e il suo equilibrio raziocinante, attorno a lui ruota un gruppo famigliare composto dalla moglie Safia, da Nasser e Abdallah, figli del califfo, e da Marwan e Manuella, gestori di una locanda.

Un vento di intolleranza sta però per diffondersi ad al-Andalus; lo stesso vento di intolleranza che nella regione della Languedoc ha portato alla morte sul rogo il padre di Youssef nella cruda scena iniziale di “Destiny”, produzione franco-egiziana diretta da Youssef Chahine nel 1997.

“Destiny” è la storia di come la ragione sia ottenebrata dall’ignoranza, di come l’intolleranza e il fondamentalismo siano strumenti con cui mettere a tacere le voci discordi, e rendere docili le masse manipolate. Accade nella Languedoc cristiana e nell’Andalusia musulmana del XII secolo. A unire entrambe è Youssef, il cui padre è stato mandato al rogo dal Tribunale dell’Inquisizione per aver diffuso le opere del filosofo Averroè. Youssef compie un lungo viaggio per giungere da Averroè, e sarà lui ad avere l’istinto di iniziare la trascrizione segreta delle opere del grande filosofo, che avverte il vento cambiare nella sua terra ma non riesce a farsi ascoltare da chi detiene il potere.

Per quanto il film romanzi la vicenda in chiave che mescola dramma, avventura e commedia, sostanzialmente la storia di Averroè è rispettata. Il filosofo andalusino, infatti, visse a Cordoba presso cui esercitò come medico, giudice e pensatore fino a quando la chiusura religiosa gli impose l’esilio in Marocco. Fu un grande estimatore di Aristotele, la diffusione dei cui scritti era in inesorabile declino in un periodo in cui il platonismo viveva un rinnovato vigore, essendo più semplicemente plasmabile nell’ottica cristiana che impregnava l’europa medievale. È proprio per i suoi commenti alle opere di Aristotele che Averroè, nonostante fosse anche autore di opere di diritto, medicina e filosofia, è rimasto alla storia, ed è sempre grazie ai suoi commenti che le opere aristoteliche tornarono a diffondersi in Occidente (Giustiniano, nel 529, con il suo imperialismo fortemente filocristiano, aveva imposto la chiusura delle scuole di filosofia ateniesi, assestando un duro colpo alla filosofia, liberatrice delle menti, ritenuta “pagana”). Uno dei punti centrali del suo pensiero, quello che gli valse probabilmente l’ostilità dei gruppi più integralisti, fu il non dare priorità alla religione rivelata nel raggiungimento della Verità: essa è infatti ritenuta raggiungibile anche attraverso la ragione speculativa. E il film rende bene questo uso incessante della ragione, anche nell’utilizzo dei versetti adeguati del Corano.

Cinematograficamente parlando, “Destiny” può parere un po’ ingenuo, a spettatori smaliziati occidentali, per la semplicità di alcuni passaggi di sceneggiatura, per gli squarci da musical medio-orientali, per le scenografie non sempre del tutto convincenti (per quanto suggestive, in altre sequenze). Ma è una pellicola che emana un suo calore. Il calore della fiducia che Youssef, Safia, Nasser e Marwan ripongono nel filosofo, personaggio equilibrato che osserva la decadenza senza riuscire ad ostacolarla. Il calore di Nasser, primogenito del califfo orgoglioso e prepotente, ma mai dubbioso sull’operato di Averroè. Il calore di Abdallah, “adottato” dalla gitana Manuella che gli ha trasmesso l’amore irresistibile per il ritmo. Il calore del poeta Marwan (il cantante Mohamed Munir), che cura e salva Abdallah come fosse suo figlio di carne, come il vero padre di Abdallah mai avrebbe fatto.

Sino alla fine, sino ad un sconfitta tramutata in sfida, “Destiny” mantiene il sapore di un inno alla vita e alla sua pienezza.E alla ragione che, instacabilmente, continua a lottare contro l’oscurantismo e la sopraffazione, contro il delegare ad altri la responsabilità della propria vita.

 

La mia valutazione:

 

Per approfondimenti sulla figura e la filosofia di Averroè, segnalo un articolo del docente di filosofia Diego Fusaro:

http://www.filosofico.net/averroe.htm

 

Al Massir

Francia, Egitto 1997

Drammatico, durata 135′

Regia di Youssef Chahine

Con Nour El Cherif, Laila Eloui, Mahmoud Hemeida, Safia El Emary

 

 L’immagine è tratta da “Al Massir” di Youssef Chahine.

 

 

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2 thoughts on ““Destiny”, Youssef Chahine (1997)

  1. Premesso che non ho visto il film, prendo spunto dalla frase conclusiva dell’articolo di Fusaro:

    “In Occidente, invece, dopo i secoli bui del Medioevo e del prepotente dominio del Cristianesimo la fede si stacca dalla ragione e ciascuna diventa autonoma.”

    Quindi Galileo, filosofo (oltre a tutto il resto), non fu costretto ad abiurare i suoi scritti che dimostravano le teorie copernicane, né fu processato dal tribunale dell’Inquisizione? Chissà cosa lo avrà spinto a dichiarare che “Era nei miei intenti di far la Chiesa partecipe delle nuove mirabili verità. Quella Chiesa che, depositaria del sapere, era giudice vigile e saldo di tutto quel che in Italia si scriveva allora: fuori di lei non v’era che il silenzio, scelta che fosse o imposizione. La museruola che serrava la bocca di Giordano Bruno mentre che, denudato, era trascinato al rogo, era per me prova assai accomodata a significar le intenzioni della Curia”?
    Erano proprio finiti, i secoli bui del Medioevo, e il Rinascimento è stato grande portatore di luce (con tutti quei falò).

    Di Averroè ho letto solo l’articolo da te proposto, quindi non posso commentarlo approfonditamente, ma ho avuto la sensazione che fosse più occupato a far coincidere il concetto di verità razionale con quello di verità religiosa (e quindi con quella del Corano), piuttosto che cercare incondizionatamente la Verità (a prescindere dall’argomento) e accettarla… ma ovviamente è solo una mia impressione e posso benissimo sbagliarmi, sul suo conto.

    • Oltre alle parole di Galileo da te riportate, vorrei aggiungere anche quelle che è possibile leggere qui.
      Ma anche andando avanti nel tempo, mi pare che la filosofia sia impregnata del legame con la religione. Propongo l’esempio di Hegel, la cui influenza è stata molto forte nell’Ottocento filosofico europeo, e anche nel Novecento italiano.
      E, in modo più banale, ricordo il mio libro di filosofia a scuola che aveva un chiaro orientamento spiritualista…
      Nemmeno io sono d’accordo con le parole di Fusaro, pertanto.

      Quanto ad Averroè, ho notato che è piuttosto difficile reperire informazioni (affidabili) sulla sua filosofia, anche sui manuali in mio possesso non ho trovato molto. Non sono pertanto nelle condizioni di commentare l’articolo, sotto tale aspetto.
      L’ottica con cui il regista Chahine legge il “suo” Averroè, invece, è molto più chiara… Magari è solo una sua interpretazione, ma mi piace pensare che, da appartenente a quella stessa cultura, possa averlo colto meglio.

      il Rinascimento è stato grande portatore di luce (con tutti quei falò)

      Mannaggia a te… Mettici tutte le “e commerciali” che ritieni…

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