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  • Polly Jean Harvey

“Blue Gate Crossing”, di Yee Chin-yen (2002)

Il cinema orientale di rado ha l’occasione di lasciarsi conoscere dagli spettatori occidentali. Salvo particolari registi che, per la loro grandezza o per la vicinanza ad un linguaggio artistico più consono al nostro, hanno reso noto il proprio nome anche da noi, si tratta di un cinema in gran parte sconosciuto, e che tuttavia riserva pellicole di grande bellezza, come “Blue Gate Crossing” di Yee Chin-yen, un film sull’adolescenza, territorio tanto esplorato dall’arte quanto ancora sostanzialmente sconosciuto. Complice un passaggio fugace a Cannes nel 2002, la pellicola è stata anche doppiata e diffusa in Italia con il titolo di “Incrocio…

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“I miti del nostro tempo”, Umberto Galimberti

Umberto Galimberti è una figura del mondo della cultura piuttosto discussa. Non è un mistero che gli sia stato rimproverato d’essersi appropriato di stralci di libri altrui nella scrittura dei propri, e che tale vicenda si sia poi più volte ripetuta dando origine ad un dibattito, non malsano in fondo, sulla trasmissione del sapere umanistico e del rapporto con gli originali. Il testo stesso che sto per prendere in esame, “I miti del nostro tempo”, secondo la rivista “L’Indice dei libri del mese”, sarebbe costituito per tre quarti da testi da lui già pubblicati e per il restante da riprese…

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“Monsieur Verdoux”, Charles Chaplin (1947)

In origine era Henri Landru, assassino seriale di donne sole e facoltose. Il suo caso, rimasto celeberrimo anche ai giorni nostri, ispirò a Orson Welles un film che avrebbe dovuto essere interpretato da Charles Chaplin. Qui le cose si complicano, e dalle ricostruzioni pare che Welles volesse dirigere il film perché non convinto delle capacità registiche di Chaplin; dal canto suo Chaplin pareva non poter accettare di recitare in un film diretto da altri. Oggi Orson Welles appare nei titoli di testa come l’ideatore di “Monsieur Verdoux”, diretto infine da Charles Chaplin. Un film tra i meno celebri e amati…

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Filosofia

In un libro del pur discusso Umberto Galimberti ho letto che forse la nostra società, ancora più che di psicologia e psichiatria, avrebbe bisogno di filosofia. Mi sono interrogata per mesi su cosa egli intendesse, e penso di averlo compreso. Avremmo davvero bisogno di recuperare la facoltà di creare un nostro sistema di pensiero, di riflettere sul mondo criticamente, e non di subirlo passivamente, e di vedere la nostra vita e i piccoli/grandi eventi che la compongono in un sistema di idee più grande, in cui tutto possa avere un senso o possa rivelarsi senza senso, che a ben vedere…

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“Le conseguenze dell’amore”, Paolo Sorrentino (2004)

Nel 2004 “Le conseguenze dell’amore” fu accolto nei cinema italiani come una ventata d’aria fresca. L’opera seconda di Paolo Sorrentino (la prima fu “L’uomo in più”) sembrava segnare il ritorno ad un cinema autorale che guardava a congiungere la bellezza dello sguardo con la competenza del mezzo registico. Un cinema tecnicamente più acuminato e brillante, fatto non solo di silenzi e tempi necessari, ma anche di geometrie, pulizia dello sguardo, piacere della visione. Un cinema che sembrava svecchiare il panorama filmico attuale, con il proprio montaggio preciso e innovativo, le musiche ad integrare la narrazione, e allo stesso tempo richiamare…

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“La recta provincia”, Raoul Ruiz (2007)

Presentato al Festival del Cinema di Roma nel 2007, “La recta provincia”  ha ricevuto dalla critica un’accoglienza tiepida. Eppure si tratta di un’opera che riflette pienamente lo stile e la poetica di Raoul Ruiz; in essa il regista cileno riversa tutto il proprio affetto per una terra amatissima, da cui fu costretto a partire in esilio dopo il colpo di stato di Pinochet. Nata come miniserie per la televisione, l’opera è stata poi montata come unico film della durata di oltre due ore (anche se altri montaggi dichiarano durate maggiori arrivando a toccare i 180 minuti). Probabilmente la qualità televisiva…

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… piccole recensioni di libri…

Spulciando tra i miei vecchi quaderni, ne ho trovati un paio con delle recensioni di libri letti molti anni fa. Ho pensato di usarne alcune per iniziare una sezione del blog che avevo in progetto già da diverso tempo ma che ho spesso rimandato. Da oggi, dunque, c’è anche una sezione di “Mini-recensioni” dedicate ai libri. La potete trovare nel menù superiore del sito o, accedendo da questa pagina, direttamente qui. C’è un’altra cosa che avrei voluto fare, nei mesi scorsi, e non ho ancora fatto. Mi sarebbe piaciuto ricordare due personaggi la cui arte ha significato molto per me,…

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“Manoscritto trovato a Saragozza”, Jan Potocki

Un intero articolo sarebbe necessario solo per parlare della vita di Jan Potocki, il conte polacco autore dello splendido e problematico “Manoscritto trovato a Saragozza”. Viaggiatore infaticabile, appassionato di lingue, studioso di etnia slava, pubblicista, scrittore di viaggi, appassionato di scienza, coinvolto in intrighi politici e società segrete, pare si sia tolto la vita tirandosi un colpo di pistola caricata con un proiettile d’argento da lui pazientemente limato e poi fatto benedire dal cappellano del castello. Soffriva di melanconia, forse depressione, nonostante una vita fuori dall’ordinario, dedita a mille interessi, mille sogni e ambizioni. Nacque nel 1761 e morì nel…

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“Passannante”, di Sergio Colabona (2011)

Nell’ambito della riflessione sul Risorgimento e sull’Unità d’Italia, di cui, sul piano cinematografico, il prodotto più popolare è quel “Noi credevamo” su cui mi sono già espressa tempo fa, emerge anche “Passannante”, un piccolo film diretto da Sergio Colabona che rievoca la figura di Giovanni Passannante, anarchico lucano che nel 1878 tentò di accoltellare, con un gesto plateale, il re d’Italia Umberto I. L’uomo venne poi condannato a scontare l’ergastolo nella Torre della Linguella, a Portoferraio, in una cella sotto il livello del mare, umida buia, dove si ammalò fisicamente e mentalmente. Dopo la sua morte venne decapitato in modo…

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“Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde”, R. L. Stevenson (1886)

È certo molto rassicurante pensare che il genere horror crei personaggi e situazioni che nulla hanno a che fare con la realtà e che sia un mondo di evasione totale, per emozionarsi con sensazioni che nella vita reale non si avrà mai modo di provare. Peccato che ogni genere letterario, e ogni produzione artistica, sia figlia dell’epoca in cui è nata, e se il XIX è il secolo in cui proliferano il gotico e l’horror, non è semplicemente perché si tratta di letteratura d’evasione per amanti delle emozioni forti, ma perché le paure e gli istinti di un secolo di…

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