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Asaka nel mètro - Altrove... tra cinema, libri e pensieri Posts

  • "Ninotchka", di Ernst Lubitsch.

“Quand on a 17 ans”, André Téchiné (2016)

Nel cinema sfumato e drammatico di André Téchiné (classe 1943), irrompe con una ventata di freschezza “Quand on a 17 ans”, rimbaudiano sin dal titolo che evoca il primo verso della poesia “Roman”. I personaggi di Damien e Tom, protagonisti della pellicola, sono illuminati dai versi del poeta francese, che ci ricorda come i 17 anni non siano l’età della certezza e della serietà, ma l’età delle esperienze, delle contraddizioni, della conoscenza di sé e del mondo. A 17 anni Damien e Tom, compagni di scuola, non fanno che provocarsi reciprocamente. Se nel loro piccolo mondo famigliare appaiono responsabili e…

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La bellezza del viaggio

Sono tornata a casa dopo un viaggio molto atteso e terminato troppo presto. L’attesa ha forse alimentato una inevitabile e momentanea delusione, ma ora mi ritrovo piena di stimoli che già albergavano di me… Studiare, leggere, scrivere, disegnare, vedere, sapere… Sono affamata di tutto. E voglio tutto. Magari non scriverò mai un libro, ma voglio divertirmi a prendere appunti. Magari non conoscerò mai davvero la mia città, ma voglio fare delle ricerche su di essa. Magari non dipingerò mai e non sarò mai un’illustratrice, ma vorrei riprendere la matita in mano, A MODO MIO. E leggere Slataper, Svevo, Barthes, e…

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“Mon meilleur ami”, Patrice Leconte (2006)

Quando si parla di amicizia, il rischio di cadere nella banalità è consistente. Forse perché è un sentimento in qualche modo più sfumato dell’amore, o forse perché viviamo in un mondo di valori in cui c’è posto solo per ciò che è stato codificato e asservito allo stile di vita, fortemente regolamentato, che conduciamo quotidianamente. Di fatto anche parole meravigliose come quelle che la volpe rivolge al piccolo principe di Saint Exupery, divengono qualcosa di troppo pop, abusato e banale; ci si difende da esse desemantizzandole, privandole della loro sostanza. L’amicizia e le parole con cui i poeti tentano di…

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“Victor/Victoria”, di Blake Edwards (1982)

Viviamo in un mondo di conquiste civili e libertà sessuale, e siamo così abituati a vedere cosce e seni esibiti ad ogni ora del giorno sul televisore, che potrei forse stupire se affermassi che un film come “Victor Victoria” al giorno d’oggi nessuno avrebbe il coraggio di realizzarlo. E non perché Blake Edwards fosse chissà quale rivoluzionario della pellicola, bensì perché la becera e sguaiata libertà di oggi cela una chiusura così retriva che una commedia elegante e impertinente come quella di Edwards non sarebbe facilmente accolta. Ammesso che si trovi in giro una leggerezza arguta quale quella di Edwards,…

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“Breaking news”, Johnnie To (2004)

Quest’immagine di Richie Ren che campeggia con il suo muso ingrugnito e la pistola puntata è alquanto inconsueta nel mio blog, in cui film d’azione e fisicamente violenti non appaiono se non di rado e per motivi eccezionali. Ed è un’immagine che decisamente non rende giustizia al film, restituendo l’idea del solito poliziesco in cui è tutto un susseguirsi di spari e azioni mirabolanti. Fortuna che ci pensa Johnnie To ad imprimere immediatamente il proprio marchio al film, creando un piano-sequenza di sette minuti che apre la pellicola e detta il ritmo quasi perfetto con cui essa procede sino alla…

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“Blue Gate Crossing”, di Yee Chin-yen (2002)

Il cinema orientale di rado ha l’occasione di lasciarsi conoscere dagli spettatori occidentali. Salvo particolari registi che, per la loro grandezza o per la vicinanza ad un linguaggio artistico più consono al nostro, hanno reso noto il proprio nome anche da noi, si tratta di un cinema in gran parte sconosciuto, e che tuttavia riserva pellicole di grande bellezza, come “Blue Gate Crossing” di Yee Chin-yen, un film sull’adolescenza, territorio tanto esplorato dall’arte quanto ancora sostanzialmente sconosciuto. Complice un passaggio fugace a Cannes nel 2002, la pellicola è stata anche doppiata e diffusa in Italia con il titolo di “Incrocio…

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“I miti del nostro tempo”, Umberto Galimberti

Umberto Galimberti è una figura del mondo della cultura piuttosto discussa. Non è un mistero che gli sia stato rimproverato d’essersi appropriato di stralci di libri altrui nella scrittura dei propri, e che tale vicenda si sia poi più volte ripetuta dando origine ad un dibattito, non malsano in fondo, sulla trasmissione del sapere umanistico e del rapporto con gli originali. Il testo stesso che sto per prendere in esame, “I miti del nostro tempo”, secondo la rivista “L’Indice dei libri del mese”, sarebbe costituito per tre quarti da testi da lui già pubblicati e per il restante da riprese…

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“Monsieur Verdoux”, Charles Chaplin (1947)

In origine era Henri Landru, assassino seriale di donne sole e facoltose. Il suo caso, rimasto celeberrimo anche ai giorni nostri, ispirò a Orson Welles un film che avrebbe dovuto essere interpretato da Charles Chaplin. Qui le cose si complicano, e dalle ricostruzioni pare che Welles volesse dirigere il film perché non convinto delle capacità registiche di Chaplin; dal canto suo Chaplin pareva non poter accettare di recitare in un film diretto da altri. Oggi Orson Welles appare nei titoli di testa come l’ideatore di “Monsieur Verdoux”, diretto infine da Charles Chaplin. Un film tra i meno celebri e amati…

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Filosofia

In un libro del pur discusso Umberto Galimberti ho letto che forse la nostra società, ancora più che di psicologia e psichiatria, avrebbe bisogno di filosofia. Mi sono interrogata per mesi su cosa egli intendesse, e penso di averlo compreso. Avremmo davvero bisogno di recuperare la facoltà di creare un nostro sistema di pensiero, di riflettere sul mondo criticamente, e non di subirlo passivamente, e di vedere la nostra vita e i piccoli/grandi eventi che la compongono in un sistema di idee più grande, in cui tutto possa avere un senso o possa rivelarsi senza senso, che a ben vedere…

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“Le conseguenze dell’amore”, Paolo Sorrentino (2004)

Nel 2004 “Le conseguenze dell’amore” fu accolto nei cinema italiani come una ventata d’aria fresca. L’opera seconda di Paolo Sorrentino (la prima fu “L’uomo in più”) sembrava segnare il ritorno ad un cinema autorale che guardava a congiungere la bellezza dello sguardo con la competenza del mezzo registico. Un cinema tecnicamente più acuminato e brillante, fatto non solo di silenzi e tempi necessari, ma anche di geometrie, pulizia dello sguardo, piacere della visione. Un cinema che sembrava svecchiare il panorama filmico attuale, con il proprio montaggio preciso e innovativo, le musiche ad integrare la narrazione, e allo stesso tempo richiamare…

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